venerdì 19 agosto 2016

Suicide Squad


L'atteggiamento mediatico per Suicide Squad è stato un continuo dilagarsi di immagini colorate, sempre più colorate, quasi caramellose, nei mesi che lo hanno preceduto. Questo ha, come sempre, incuriosito moltissime persone, me compresa, tanto che, dopo i due film precedenti della DC Comics su Batman e su Superman che ho trovato abbastanza insipidi e confusi, non sapevo bene per quale motivo mi trovassi in quella sala ieri notte. Fatto sta che c'ero, non con molte pretese, magari un po' speranzosa, lo ammetto, e quello che ho imparato alla fine del film è che d'ora in poi non dovrò più andare al cinema a vedere film della DC carica di speranza in un qualche risollevamento, questo film me l'ha confermato; pur avendo un potenziale molto alto, quasi ai livelli di Marvel (ma forse anche più alto), DC lo utilizza al 10% sembrando il suo fratello stupido.

La trama è un ridicolo pretesto per presentarci la classica squadra sgangherata e un po' improvvisata di metaumani (questa volta cattivi) che, non avendo altra scelta, decidono di accettare un lavoro per il governo capeggiato dalla cazzutissima Amanda Waller. Dovranno infatti impedire la riuscita del piano malefico della strega Incantatrice, che è riuscita a prendere il sopravvento sul corpo umano ospitante.


Non so bene da che punto iniziare dato che le cose da dire sono moltissime, ma penso sia un buon punto di partenza spiegarvi la sensazione di estrema incazzatura che ho provato quando ho capito dai primi venti minuti del film che era stato ripetuto per l'ennesima volta lo stesso errore; esattamente come in Dawn of Justice la regia è veramente pietosa ed è evidente come questo sia un difetto ormai ricorrente nei loro film. La sensazione che ho provato è stata quella di vedere un film scaturito da molte idee di ripresa e montaggio tutte abbozzate insieme, di un lavoro a più mani quindi (non a caso uno dei produttori esecutivi è Zack Snyder) che lo hanno reso ai miei occhi confuso e di pessima qualità. 
La trama non è commentabile, siamo abituati alla noia ad un tipo di trama molto banale e prevedibile, classica dei film sui supereroi, ma il minimo sarebbe proprio raccontarla in modo discorsivo e lineare, mentre soprattutto la prima metà è talmente ricca di idee da farlo sembrare un'accozzaglia di varie scene prese qua e là. 
Al limite della derisione poi sono queste canzoni popolarissime e molto amate messe un po' alla carlona per tutta la durata del film la cui funzione di convincere il pubblico nella maggior parte dei casi funziona anche, ma non fa altro che accreditare la mia idea secondo la quale questo film sia molto fumo e poco arrosto, per non parlare della sceneggiatura quasi ai livelli del quarto Transformers, a dir poco demenziale e patetica.


Hanno puntato tutto sui personaggi, o meglio, su questo miscuglio eterogeneo di mille personaggi la cui presentazione poteva anche sembrare interessante e simpatica, con questa grafica molto pop, peccato che siano riusciti ad incasinarsi anche in questo. Tanto per iniziare c'è un divario quasi impressionante tra le presentazioni dei protagonisti principali e quelli secondari, ma comunque molto presenti nel film, ma soprattutto ho trovato fuori misura lo spazio che hanno dedicato a Deadshot (il personaggio di Will Smith), da sempre presentatoci come personaggio Decisamente secondario durante i mesi di pubblicità, in confronto allo spazio dedicato al tanto contestato Joker di Jared Leto, che poretto, si sarà pure preparato il personaggio nei minimi dettagli ma a lui sono stati dedicati al massimo dieci minuti totali di apparizione su due ore e dieci di film. Una cosa inconcepibile se pensiamo a quanto ce l'hanno menata con il suo personaggio per un anno intero, per poi vedere le stesse identiche immagini che sono apparse sul web prima dell'uscita del film, praticamente le immagini inedite riguardanti il Joker sono una massimo due, mentre le altre le conosciamo già benissimo. Per questo motivo trovo anche molto complicato esprimere un giudizio sul suo Joker, c'è troppo poco materiale per avere un'opinione, e a mio avviso chi si è schierato lo era già prima di vedere il film e quindi è di parte, magari mosso da qualche rancore nei confronti del Joker inimitabile di Ledger.


Unica nota positiva per me è stata una grandissima Margot Robbie che ha saputo finalmente calarsi nella parte senza riserve e regalandoci una Harley Quinn davvero pazzesca, non potevamo aspettarci di meglio. E' lei, dal mio punto di vista, la vera star, l'unica a portare un po' di tenerezza a questo film se no freddo come il ghiaccio, paralizzato da una regia ai limiti della decenza. 
Quindi sono uscita dalla sala con un disgusto generale (non fatemi parlare della scelta di mettere la scena dopo i titoli di coda, vi prego, potrei diventare cattiva) ma con il cuore pieno di commozione per l'unica vittoria di questo filmetto, ovvero la storia d'amore morboso tra Harley Quinn ed il Joker, che personalmente non conoscevo e che ho trovato davvero romantica e al contempo straziante.
Ma, smancerie a parte, il film mantiene se non altro una forte carica visiva con un'alternanza piacevole di colori accecanti/ fluo e scene molto scure e cupe. Per tutto il resto, almeno nella versione (a quanto pare tagliata male) che hanno dato nelle sale, sarebbe da prendere e buttare via così com'è. Ripongo qualche speranza forse nella versione integrale possibilmente in lingua originale che magari si rivelerà un po' più fluida, non saprei, a questo punto qualsiasi cosa potrebbe migliorarlo. 
Di certo la DC da oggi per me ha perso ulteriori punti. Negli anni ha deciso ingiustificatamente di voler copiare la Marvel e perdere quel poco di personale che aveva, diventando banale e ridondante.

lunedì 8 agosto 2016

The Invitation

9-07-16 (pubblicato successivamente)


Adoro i thriller, non c'è niente di meglio di un thriller fatto bene; ti affascinano, ti spaventano ma ti attraggono allo stesso tempo, ancora meglio di come sa fare un buon horror.
Questo film, uscito in Italia ad un anno di distanza dagli USA, mi è saltato all'occhio per pura coincidenza, ad un certo punto, la settimana scorsa, l'attenzione di molti blogger come me si è ritrovata attorno a questo titolo e, lodato con buoni e ottimi giudizi, ho deciso di recuperarlo.

A due anni di distanza dal loro divorzio, Will e la sua nuova compagna vengono invitati ad una cena a casa della sua ex moglie, nella casa in cui hanno vissuto, teatro della vicenda per la quale la storia con Eden si sia poi conclusa. La serata inizia normalmente, in presenza di altri amici comuni e non, ma man mano che il tempo passa Will sente che qualcosa non va, il comportamento delle persone che lo circondano non lo convince.


Come il film inizia, fin dalla prima scena, ti trasmette una particolare sensazione, quella piacevole e nevrotica sensazione di qualcosa di sinistro che non cogli ma che avverti forte e chiara. Questo è l'immediato collegamento che ho trovato con The Gift, altro thriller recente e molto ben riuscito, quella sensazione di paranoia che non si riesce ben a capire se esista veramente o se sia tutto frutto dell'immaginazione del protagonista, è qualcosa di disturbante e di cui non puoi più fare a meno.
In entrambi i casi si parla di due film ambientati in un edificio, più precisamente una casa, caratteristica che è più riconducibile ad un horror ma che in questi casi aiuta solamente a creare la giusta atmosfera. In entrambi i casi le situazioni sono molto strane e hanno a che fare con persone del proprio passato, un passato traumatico che il nostro cervello cerca invano di dimenticare, e più lo fa, più i ricordi rimangono ben chiari nella mente. La comparsa di gente del passato (con cui non sempre è finita nel migliore dei modi) non è mai un buon segno, questa pare la morale dei due film.


Ma The Invitation si eleva soprattutto per l'eleganza con la quale la regista ha messo in contatto la mente del protagonista con quella del pubblico. Il rapporto che si viene a creare va ben oltre il banale coinvolgimento, non solo ci sentiamo parte di Will ad un certo punto della vicenda, ma iniziamo anche a pensare come pensa lui, a giungere alle sue stesse conclusioni poco prima che lui stesso le deduca, ed è un comportamento molto umano quello che Will ha vissuto in quella casa la sera che viene raccontata, che non si ferma al solito istinto di sopravvivenza.
Questa delicatezza con la quale il film riesce a coinvolgerti, parrà un po' meschino forse dirlo, ma non poteva che essere frutto della mente di una donna, questione che mi ha un po' sorpresa quando l'ho poi scoperto. Karyn Kusama è infatti la regista di Girlfight e Jennifer's Body, e normalmente alla regia di film con una tale carica di pathos violento difficilmente si trova una donna, ma questo è stato il mio pensiero prima di venire a conoscenza dell'intera trama e dei forti personaggi femminili che lo incorniciano, e rimane comunque motivo di orgoglio, per me, che esistano finalmente donne così forti da poter trasmettere questo tipo di sensazioni.


Un lato negativo però questo film per me l'ha avuto; crea moltissima aspettativa nella prima metà per poi andare a scemare verso la fine. Non intendo dire che mi abbia delusa completamente, e nemmeno mi riferisco (SPOILER) alla scoperta finale (FINE SPOILER), ma piuttosto mi riferisco al fatto che l'aspettativa creatasi precedentemente non viene completamente soddisfatta dalla vera realtà delle cose, forse anche per colpa di ciò a cui siamo abituati oggi sempre all'interno del mondo del cinema. Perciò si può comunque dire che la trama sia stata creata attorno a qualcosa di concreto, di realmente esistente, cosa che potrebbe anche essere interpretata come un fattore positivo, è poi tutta questione di prospettive.
Spenderei poi, per concludere, due parole su quanto sia stata un'enorme fortuna per il mondo del cinema scoprire John Carroll Lynch, attore dalle incredibili doti e dall'inquietante faccia che già mi aveva rapita in un episodio di TWD e in AHS 4. Spero francamente di vederlo in ruoli più centrali e altrettanto terrificanti.

lunedì 1 agosto 2016

Le novità al cinema di agosto 2016


Questo mese ad attirare la mia attenzione sono probabilmente Equals, che pare molto bello esteticamente e con delle interpretazioni promettenti, Il Drago Invisibile perché sono cresciuta con quel film a tecnica mista che in pochi conoscono, e poi Suicide Squad e L'Era Glaciale, come perderseli?

Da giovedì 4 agosto


Le sorelle perfette
Regia: Jason Moore
Attori principali: John Leguizamo, Tina Fey, Amy Poehler
Genere: Commedia
Trama: Il film racconta la storia di due sorelle ormai lontane da tempo che si ritrovano insieme a mettere in ordine la stanza della propria infanzia prima che i genitori vendano la casa di famiglia. Sperando di rivivere passati momenti di gioia, decidono di organizzare un'ultima festa per i proprio compagni di scuola, che si trasforma in un momento di sfogo di un gruppo di adulti frustrati.


Lights Out - Terrore nel buio
Regia: David F. Sandberg
Attori principali: Teresa Palmer, Gabriel Bateman, Maria Bello
Genere: Horror
Trama: Quando Rebecca se n'è andata di casa pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa non lo fosse quando le luci si spegnevano, e adesso il suo fratellino Martin sta vivendo gli stessi inspiegabili eventi che avevano già messo alla prova la sorella. Una spaventosa entità con un misterioso attaccamento alla madre è riemersa.


Equals
Regia: Drake Doremus
Attori principali: Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Guy Pearce
Genere: Fantascienza
Trama: Tratto dall'omonimo romanzo di George Orwell, la storia si svolge in una società del futuro in cui le emozioni più profonde sono state geneticamente disattivate per promuovere una cultura di stabilità e non violenta. Una parte della popolazione, inclusi i protagonisti, è però immune alla manipolazione genetica e può ancora innamorarsi.



Da mercoledì 10 agosto

Il Drago Invisibile
Regia: David Lowery
Attori principali: Bryce Dallas Howard, Karl Urban, Robert Redford
Genere: Avventura
Trama: Per anni il signor Meacham, un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini delle sue città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace, che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende, finché non incontra Pete, un misterioso bambino di dieci anni senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme ad un gigantesco drago verde di nome Elliott.

Viral
Regia: Henry Joost, Ariel Schulman
Attori principali: Analeigh Tipton, Sofia Black-D'Elia, Michael Kelly
Genere: Drammatico
Trama: Dopo una tragedia familiare, l'adolescente Emma Drakeford inizia un video documentario sulla sua vita per un progetto scolastico. La sua vita viene sconvolta da un virus terribile che impazza nella sua piccola città, trasformando i suoi amici e vicini in mostri feroci. In quarantena con la sua famiglia, Emma crede che siano fuori pericolo, ma quando il contagio si infiltra in casa sua, si trovano ad affrontare una scelta difficile.



Da giovedì 11 agosto

Sausage Party
Regia: Greg Tiernan, Conrad Vernon
Attori principali: Jonah Hill, Kristen Wiig, James Franco
Genere: Animazione
Trama: Le avventure di una salsiccia alla ricerca della verità sulla propria identità. Dopo essere caduta da un carrello della spesa, la salsiccia e i suoi amici partono per un viaggio al supermercato, per tornare nelle loro corsie prima della vendita del 4 luglio e capire come ci sono arrivate.




Da giovedì 18 agosto


Suicide Squad
Regia: David Ayer
Attori principali: Jared Leto, Ben Affleck, Will Smith, Margot Robbie
Genere: Azione
Trama: Un film avente come protagonista una squadra suicida formata da supercriminali dell'universo DC, incaricata da un ente governativo segreto di portare a termine delle rischiose missioni per ridurre le loro pene.





The Witch
Regia: Robert Eggers
Attori principali: Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie
Genere: Horror
Trama: 1630, Sam, un neonato, è sparito nel nulla senza lasciare traccia. Il figlio maggiore di William di 14 anni, ha cominciato a comportarsi in modo molto strano. Caleb, il fratellino di 12, crede di sentire la voce di Dio. I gemellini Jonas e Mary cantano inquietanti filastrocche e giocano con il capretto di casa. Tutti sembrano soggetti al potere della strega del bosco limitrofo.


New York Academy
Regia: Michael Damian
Attori principali: Jane Seymour, Sonoya Mizuno, Paul Freeman
Genere: Drammatico
Trama: Quando una ballerina classica incontra un giovane violinista che si mantiene suonando nella metropolitana di New York tra di loro volano scintille, che saranno il via ad una performance dance mai vista prima.

 Da giovedì 25 agosto


L'Era Glaciale: In rotta di collisione
Regia: Mike Thurmeier
Attori principali: John Leguizamo, Denis Leary, Keke Palmer
Genere: Animazione
Trama: L'epico inseguimento da parte di Scrat della ghianda ha esito negativo: lo catapulta nell'universo, dove stanno per susseguirsi una serie di eventi cosmici che minacciano il mondo. Per salvarsi, Sid, Manny e Diego sono costretti a lasciare la casa e imbarcarsi in una missione piena di comicità e avventura.



Escobar
Regia: Andrea Di Stefano
Attori principali: Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Brady Corbet
Genere: Thriller
Trama: La storia vera di Nick, giovane surfista che decide di far visita al fratello in Colombia. Si innamorerà di una ragazza del posto, Maria, ma la loro storia prenderà una piega pericolosa quando il ragazzo scoprirà che la ragazza è la nipote del noto trafficante di droga Pedro Escobar.




Paradise Beach - Dentro l'incubo
Regia: Jaume Collet-Serra
Attori principali: Blake Lively, Oscar Jaenada, Sedona Legge
Genere: Drammatico
Trama: Nancy sta facendo surf da sola di fronte a una spiaggia isolata quando viene attaccata da un grande squalo bianco che le impedisce di tornare a riva. Anche se solo 200 metri la separano dalla salvezza, dovrà mettere in gioco tutta la sua forza di volontà per sopravvivere.




Il Clan
Regia: Pablo Trapero
Attori principali: Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich
Genere: Thriller
Trama: "Quanto potrà durare la democrazia in questo paese?", è questo il pensiero generale all'indomani dalla fine di una delle più terribili dittature del dopoguerra, quella argentina. Ne è certo Arquimedes Puccio, tranquillo e abitudinario padre di famiglia, che riesume senza scrupoli l'agghiacciante pratica del sequestro per applicarla ai giovani ricchi del suo vicinato, per conto di terzi e per guadagno personale.


Il diritto di uccidere
Regia: Gavin Hood
Attori principali: Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman
Genere: Drammatico
Trama: Il colonnello Powell guida a distanza una squadra di militari antiterrorismo nella cattura, in territorio kenyano, di una cittadina inglese che ha rinnegato il proprio Paese per un fondamentalismo islamico di Al Shaabab. Quando l'esercito, servendosi di droni, scopre la verità sui piani dei terroristi l'urgenza di fermarli con ogni mezzo diviene una priorità. Ma nei piani alti nessuno vuole prendersi la responsabilità di un attacco letale e dei suoi danni collaterali.

Ma Loute
Regia: Bruno Dumont
Attori principali: Fabrice Luchini, Juliette Binoche, Valeria Bruni Tedeschi
Genere: Commedia
Trama: Estate 1910, Baia de La Slack nel Nord della Francia. Delle sparizioni misteriose di persone spingono l'ispettore Machin e il suo assistente a recarsi sul luogo per cercare di indagare. In zona vive la famiglia Brufort a cui appartiene Ma Loute, un giovane che lavora come raccoglitore di cozze e, insieme al padre, come trasportatore a braccia di borghesi che vogliono raggiungere la riva opposta di una piccola laguna. Proprio da borghesi è formata la famiglia dei Van Peteghem che raggiunge la villa di famiglia.

Mia madre fa l'attrice
Regia: Mario Balsamo
Genere: Documentario
Trama: La madre di Mario, regista, in gioventù era un'attrice: recitò in piccoli ruoli e la sua parte più importante fu in La barriera della legge di Pero Costa. Dopo anni di tentativi Mario decide di donarle il regalo più grande: ritrovare la pellicola del film, vederla insieme a lei e rimettere il nome di Silvana Stefanini nei titoli di testa.




Da martedì 30 agosto

Una figlia
Regia: Cristian Mungiu
Attori principali: Vlad Ivanov, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu
Genere: Drammatico
Trama: Romeo Aldea è medico d'ospedale in una cittadina della Romania. Per sua figlia Eliza, che adora, farebbe qualsiasi cosa. Ora Eliza è a un passo dal diploma e dal partire per l'università inglese. E' un'alunna modello, dovrebbe passare gli esami senza problemi e ottenere la media che le serve, ma la mattina prima degli scritti viene aggredita e rimane sconvolta. Perchè non perda l'opportunità della vita, il padre rimette in discussione i suoi principi e domanda una raccomandazione, offrendo a sua volta un favore professionale.

mercoledì 27 luglio 2016

Non essere cattivo

20-07-16 (pubblicato successivamente)


Film postumo di Claudio Caligari, racconta dell'amicizia di una vita di Cesare e Vittorio, cresciuti insieme nei quartieri degradati di Ostia di metà anni '90. Le loro giornate passano tirando di coca, bevendo e commettendo piccoli furti per sopravvivere, le cose non sono mai andate molto bene ma ad un certo punto paiono risollevarsi, ma costruirsi un solido futuro sarà più complicato del previsto.

E' innegabile pensare che le storie drammatiche siano anche le più divertenti da vedere, forse perché è vero che l'uomo è attratto dalla violenza per quanto soffra nel vederla, e che la trovi più interessante di una noiosa storia d'amore. Forse invece perché riescono a toccarti come solo loro sanno fare, soprattutto se raccontate bene.
Cesare e Vittorio sono le classiche due sagome, i classici ragazzi sbandati che non hanno niente se non loro stessi, e loro sono fortunati ad aversi l'un l'altro, per questo la loro amicizia è una delle poche cose che li fa tirare avanti, in qualsiasi modo.
Cesare, interpretato da un Luca Marinelli che ha molto dello Zingaro di Lo chiamavano Jeeg Robot che tanto adoro, e Vittorio con il viso di Alessandro Borghi, per me una delle più incredibili scoperte di quest'anno e che prese parte in Suburra, formano una coppia fenomenale, talmente in sintonia da trasmetterti benissimo il loro amore fraterno, quell'amore incondizionato che in pochi hanno.


Non essere cattivo è andato direttamente nella mia personale cartella del genere "autodistruttivo". Normalmente ci metto i film che mi hanno squarciata dal dolore, se vi fate un giro capirete di cosa parlo, ma questo è un po' atipico, non ho pianto, ma ha avuto la capacità di farmi sentire comunque  profondamente malissimo, è stato per me un altro tipo di coinvolgimento, quasi una novità.
A convincermi è stata questa atmosfera noir, attimi impercettibili di gioia triste, o meglio, un'intera esistenza dannata e maledetta (qui proprio mai na' gioia, sul serio) mascherata da veloci attimi di spensieratezza (amara pure questa), sollecitati dalla droga, dal delirio e dall'eccitazione che finiscono per pesare come macigni ulteriormente sulla realtà delle cose una volta che tutto finisce. Tutto questo per provare ad andare avanti, ragazzi giovani come quelli di cui si parla non dovrebbero conoscere tutta questa tristezza, nessuno mai dovrebbe in realtà, e questo film, come altri ma diversamente allo stesso tempo, ci spiega che il destino raramente può essere cambiato se prima non cambi tu, sei TU che devi decidere di cambiare e nessuno può farlo al posto tuo.
E poi, dopo tutto questo dolore, il film si chiude con la leggerezza fasulla con la quale è iniziato, con l'immagine di una nuova vita, la speranza in un futuro migliore.


Quel futuro migliore Caligari non ci ha detto se poi viene o no, perché, per quel poco che ho capito della vita, è così, bisogna vivere oggi la speranza in un futuro migliore, creandolo e sperando che niente stravolga il corso degli eventi. Una cosa è certa, il futuro di Caligari gli è stato strappato dalla malattia, e nonostante il lungo periodo di malattia ha continuato a vedere con molta pena personaggi come Cesare e Vittorio, ha provato a conoscerli, a capirli e mai a giudicarli per la loro vita sregolata, ma piuttosto ha cercato di compatirli con il suo cinema.
Ha i suoi difetti anche lui, ma vede due interpretazioni incredibili ed una profondità unica.


mercoledì 20 luglio 2016

Perfetti sconosciuti

8-07-16 (pubblicato successivamente)


Poi però lo faccio sempre, come se ci fosse un amore-odio tra me ed il cinema italiano, finisco sempre per recuperare titoli che miei conoscenti hanno apprezzato, anche per pura curiosità. Non sempre va a finire bene, devo ammetterlo.

In una serata come tante un gruppo di amici formato da tre coppie sposate e un single con una storiella agli inizi si ritrovano a cena da una delle coppie, e tutto inizia come una serata qualsiasi, fino a quando non viene proposto di visualizzare ed ascoltare pubblicamente ogni messaggio o chiamata che sarebbe arrivata sui cellulari dei presenti. Manco a dirlo, scoppia il finimondo.

Ma perché deve poi scoppiare il finimondo mi chiedo io? Gli amici (quelli veri) nella vita sono pochissimi quando uno riesce a trovarli, per non parlare del compagno della tua vita, tutte persone che uno si augura di non perdere mai. E invece? Tutto rischia di andare a monte perché siamo ossessionati dalla tecnologia ed è quasi nella nostra natura spingerci pericolosamente oltre, sono pochissime le persone che si sono salvate dal nascondere enormi o insignificanti "segreti" in quegli sfasciafamiglie che sono i cellulari di oggi.
Eppure questo film ha avuto un bel coraggio secondo me a voler mettere su pellicola la verità. Come dicevo, può essere di un enorme peso oppure qualche scaramuccia senza alcun significato, ma ognuno di noi ha nella vita nascosto qualcosa alla persona che ha o che ha avuto al proprio fianco, a cui ha voluto bene, o semplicemente ad un amico vicino. E chi ne ha mai parlato? Quasi come se ci fossero leggi non scritte oggi che ci vietano di chiedere espressamente a qualcuno che noi amiamo la verità e quell'altra persona non trova il coraggio di mettere le cose a posto prima di ingarbugliare ancora di più la situazione. Se ci pensate è terribile che non esista più mezzo rapporto sincero al mondo, e Genovese lo ha voluto spiattellare in faccia a tutti, riuscendoci nel migliore dei modi.


Ci sono molti motivi per cui Perfetti Sconosciuti è appena entrato nella mia lista top dell'anno in corso, ad iniziare dalla scelta degli attori, raramente in vita mia ho visto un gruppo di attori recitare con così tanto vigore ed unità, formando un coro perfettamente diretto dalla regia di Genovese.
Al secondo posto c'è di sicuro la sceneggiatura, forse la regina incontrastata del film che tiene lo spettatore incollato allo schermo dall'inizio alla fine e non fa pesare la scenografia opprimente e noiosa di una sala da pranzo soltanto. E poi naturalmente tutta la vicenda, com'è stata ideata, finale compreso.
Devo ritirare tutti i pregiudizi che avevo a riguardo, questa volta, e dire che questo film ha ben pochi difetti; nessun momento morto, tutto viene raccontato con i suoi tempi ma senza annoiare e niente di lasciato in sospeso, limpido come un cerchio perfetto.
Ma il film di cui stiamo parlando non è una di quelle commedie che la butta sul ridere, la si chiama così per l'ampio significare che la parola "commedia" porta con sé, questo è un dramma in piena regola e l'intento di Genovese secondo me era si quello di divertire il pubblico ma soprattutto quello di volgere una pesante critica alla società di oggi, che va ben oltre lo schiavismo dei cellulari, ma si concentra soprattutto sull'ipocrisia delle persone, ci ha voluto comunicare di non fidarci mai ciecamente di qualcuno, anche la persona più cara che hai, perché, per quanto la cosa possa essere triste, non sarà mai completamente sincero con te, nel bene o nel male.
E Genovese non voleva riferirsi soltanto alle coppie, ma anche ai rapporti di amicizia, dove è tutto dato per scontato, come un palazzo di cristallo, fatto di piccole e giornaliere menzogne insignificanti che vanno a pesare sul rapporto finale tra le persone. Questo ci vuol far capire quanto le persone in fondo (non) si conoscano, quanto cerchino sempre di non farsi bastare quello che hanno davanti agli occhi e che è più importante e speciale di una debolezza.


C'è la possibilità, nonostante tutto questo esplodere di emozioni e diverse situazioni, che il pubblico non sia riuscito a relazionarsi completamente con la vicenda. A mio avviso, questo è ovviamente un film che si vuol far ascoltare dagli adulti, ma essere adulti come Genovese ha voluto spiegarci non è la maggior età dei diciott'anni, quanto quella personale. Per questo motivo trovo Perfetti sconosciuti un film che può essere capito e che può coinvolgere anche persone giovani senza tutta questa esperienza alle spalle, comunque già adulte, ma che vengono lo stesso coinvolte dalle tematiche sociali che il film ha voluto spiegarci. Non è (solo) un fatto né di età né di esperienza vissuta, quanto di entrare per un attimo nella vita di persone che si sono viste cadere il mondo addosso, ma soprattutto ricordarsi o capire in quel momento di quanto sia vero tutto quello che viene raccontato, ed aprire gli occhi davanti alla finzione che viviamo ogni giorno.
Rimane comunque soggettivo anche questo, se il messaggio non arriva per forza il film non coinvolge. Ha me ha coinvolto molto, senza nient'altro da aggiungere.
Ma una cosa in realtà c'è, quante cavolo di portate si sono scofanati durante la cena?


lunedì 11 luglio 2016

It Follows


In una tranquilla periferia, una ragazza corre inquieta fuori dalla propria casa dirigendosi verso la sua macchina e ripetendo al padre che va tutto bene e di volergli bene. La mattina dopo viene trovata su una spiaggia uccisa in una posizione non naturale.
Jay, la nostra protagonista, una sera esce con Hugh, un ragazzo che inizia a piacerle, la storia sembra andare avanti e Jay non si preoccupa molto per gli strani comportamenti del ragazzo. Una sera, dopo aver fatto l'amore, Hugh addormenta Jay, che si risveglia in una struttura abbandonata ammanettata ad una sedia; Hugh in quel momento le spiega che qualcuno la inseguirà con l'intento di ucciderla, una specie di maledizione che le ha passato quella notte.

Devo ammettere che fui incuriosita fin da subito dalla trama, poi, per impegni universitari di sessione, non sono riuscita a vederlo in anteprima, perciò ho ripiegato nei miei soliti pomeriggi domenicali al cinema, in una sala con appena sei persone ed una piacevole aria condizionata.
Ancora prima di vederlo, questo film sapeva di buon film d'autore, che io personalmente adoro soprattutto se si parla di thriller o horror. Effettivamente, con una buona apertura, il film fa il suo dovere soprattutto nella prima parte nella quale subito si presenta con una colonna sonora potentissima ed una fotografia magnifica.


Il tema trattato, questa specie di maledizione che ci vogliono far intendere come malattia sessualmente trasmissibile, credo che fosse facilmente evitabile, è un dettaglio davvero superfluo e che non ha niente a che fare con il resto della trama, inoltre se avesse davvero voluto sensibilizzare sull'argomento, oltre che farlo in modo abbastanza bizzarro, si sarebbe dovuto porre in altri termini, mentre come se non bastasse abbiamo una visione troppo asettica del primo amore adolescenziale e dei primi rapporti, pur prendendo in considerazione la tragica vicenda.
L'unica cosa che ho davvero trovato interessante della trama è stata la maledizione in sé e come il giovane regista ha deciso di raccontarcela; il concetto è dei più semplici, eppure senza effetti speciali e con uno svolgimento anche abbastanza intuitivo riesce ad inquietare alla perfezione. Questa è l'arte che cerco in un horror, pur senza mostrare molto (per capirci, l'immagine qui sopra è l'inquadratura più splatter che troverete) ha la capacità di mettere finalmente paura, la tecnica più vecchia del mondo ma che oggi non convince tutti e non tutti si decidono ad utilizzare. Ed è per questo motivo che mi ha ricordato moltissimo Babadook, pur essendo quello un film decisamente migliore, ma con la stessa intenzione.


Dall'altra parte, però, errori degni di un principiante quanto il piattume della protagonista, che pur avendocela messa tutta a tratti pare davvero troppo distaccata dalla vicenda, come se si fosse estraniata e lasciata a sé, oppure la scena che doveva essere il culmine e che invece non funziona proprio, scena che tra l'altro mi ha ricordato quella finale di Blood Story, e dubito che sia una coincidenza.
E' quindi molto altalenante, incoerente quanto dal punto di vista registico sia tutto perfettamente funzionante (ci sono inquadrature magnifiche e da pelle d'oca che non cadono mai nella banalità), quanto invece in altri momenti non convinca affatto. Rimane comunque una prova abbondantemente superata, soprattutto per l'originalità e per la tecnica, di un regista all'inizio della sua carriera e di cui aspetto di sicuro altri lavori con la massima curiosità e fiducia.

lunedì 4 luglio 2016

Kung Fu Panda 3


Kai, uno spirito maligno, è riuscito a tornare nel regno dei vivi ed inizia a terrorizzate la Cina impossessandosi dell'essenza vitale di tutti i maestri del kung fu. Contemporaneamente, però, Po si ricongiunge al suo papà biologico, che non vedeva fin da quand'era un cucciolo, e che porta Po nel villaggio segreto dei panda, dove incontra molti nuovi amici e si preparerà ad affrontare Kai.

Come mi è successo spesso negli ultimi anni, alcuni film d'animazione recenti li ho recuperati per conto mio negli anni successivi alla loro uscita, quindi perle come Megamind e Dragon Trainer li ho scoperti ben dopo l'uscita in sala. Kung Fu Panda è stato uno di quei titoli che una volta in sala non mi attirava affatto, tant'è vero che ho poi visto prima il secondo capitolo mesi dopo la sua uscita in televisione, quando mi resi conto dell'errore commesso e recuperai da lì a poco tempo anche il primo.
Due capitoli, i precedenti, molto carini, così come lo è la serie, che non nego di guardare ogni tanto la mattina durante colazione... Questo terzo, ad essere sincera, già un po' mi puzzava di riciclaggio e, anche se un po' lo è comunque, è un onestissimo terzo episodio.


E' impossibile non rimanere completamente affascinati dalla grafica e dai colori utilizzati in tutti e tre i capitoli, ma soprattutto in quest'ultimo, nel quale a mio parere hanno voluto puntare molto sul fattore visivo (già ben chiarito nei film precedenti, ma qua ancora più marcato) forse per bilanciare ad una trama che presenta nuovi elementi ma mantiene sempre quella dinamica di base e di cui forse inizio a stancarmi, insomma, il solito nemico minaccioso che scalpita per battersi con il nostro antieroe ed una tattica sconosciuta per sconfiggerlo. Questo è il vero problema della saga, gli elementi della trama finiscono per ripetersi e somigliarsi molto soprattutto negli ultimi due.
Ma dall'altra parte c'è uno spettacolare utilizzo dell'animazione digitale che attrae lo spettatore anche aiutato da una sceneggiatura sempre più nervosa e veloce, un botta e risposta a mo di serie tv americana che quasi ipnotizza il pubblico.


E poi non poteva mancare l'occhiolino ai più grandi, con deciso messaggio di appoggio alla stepchild adoption, Po infatti si ritrova con due padri (non omosessuali in questo caso, ma io sono dell'idea che se il papà avesse avuto un compagno, io non l'avrei disprezzato, coi tempi che corrono) i quali ovviamente finiranno per appoggiare loro figlio. Ammetto anche che ad un certo punto, verso la fine, mi sono anche commossa per una serie di situazioni che si vengono a creare e che di sicuro non vi spoilero in questo modo, perciò Kung Fu Panda 3, oltre le mie aspettative, si è dimostrato nonostante tutto molto coinvolgente, fresco e ben curato. Questo è decisamente il tipo di animazione che preferisco, al passo con i tempi e senza punti morti, questa è la DreamWorks che mi piace!


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