mercoledì 21 settembre 2016

Alla ricerca di Dory


Che poi non è nemmeno del tutto giusto chiamarlo Alla ricerca di Dory dal momento in cui nessuno cerca Dory nel vero senso della parola, ma è Dory a cercare i suoi genitori quando un giorno, illuminata da un suo lontano ricordo riaffiorato dal suo classico divagare, ricorda improvvisamente di averli avuti ma di non sapere dove sono. Il titolo è più una scelta di marketing per infondere un senso continuativo al film che ha riportato in sala un sacco di fans ora adulti.

Si è parlato talmente tanto di questo sequel negli anni che la mia mente automatica mente ha creato una specie di leggenda metropolitana in merito, al punto da non ricordare più se lo stessero effettivamente facendo o se fosse stato solo un (bel?) sogno. E' stato un po' un parto ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Adesso bisogna capire se ne sia valsa la pena oppure no, se era davvero necessario oppure no.
Partiamo col dire che Dory è diventata se non il principale uno dei simboli più importanti di Alla ricerca di Nemo, con un sacco di citazioni, una vera e propria icona possiamo dire, e non è da escludere che proprio il pubblico non aspettasse altro che ritrovare sul grande schermo quella pescolina smemorata.


Io, detto proprio sinceramente, non ne sentivo tutta questa mancanza. Reputo senza dubbio Alla ricerca di Nemo un cult d'animazione moderna, ma non rientra tra i miei preferiti e, forse di conseguenza, non ho mai trovato Dory particolarmente interessante. Per questi motivi non vedevo in un sequel altro se non una grandissima scelta di tipo commerciale ma pessima per quanto riguarda invece una scelta qualitativa. 
Diciamocelo, non centra niente con quello precedente. E' una via di mezzo abbastanza insipida tra un film d'animazione per bambini ed il tentativo di comunicare (di nuovo) col pubblico adulto, mi è sembrato più che altro ottimo come tappabuchi in un momento di scarsa creatività, un riciclaggio inutile e fine a se stesso. L'animazione è sempre molto ben fatta, con dei colori e un gioco di luci (soprattutto negli acquari) sbalorditivo, ma la trama divaga un sacco, gira e rigira su se stessa, fa il tour dei personaggi del vecchio film, tanto per dare qualche gioia a coloro che sono andati fino in sala a vederlo ed appartengono alle generazioni precedenti e personaggi nuovi ben poco incidenti. Insomma, un minestrone riscaldato coi fiocchi che a distanza di una settimana mi sono già dimenticata. 

giovedì 15 settembre 2016

American Horror Story: Hotel


Ho un rapporto conflittuale con questa serie. Sono profondamente convinta che sia un prodotto di altissimo livello, con un budget spropositato ed un nome alle spalle che è quasi diventato un marchio a sé, ma che però non utilizza il suo potenziale al massimo delle possibilità.
Come sta capitando anche con la sesta stagione in questi giorni, alla partenza di una nuova stagione gli occhi sono tutti puntati sulla serie per la curiosità che indubbiamente riescono a fomentare nel pubblico, ma, una volta iniziata ed essere entrati nel nuovo mondo di Murphy, l'entusiasmo si spegne.
Visivamente parlando, soprattutto nel suo genere, è una serie tv che non ha eguali, se non forse per la prima stagione decisamente più contenuta, ma soffre di un enorme difetto recidivo: è composto da troppi episodi.
Essendo episodi di 45/50 minuti l'uno, per quanto la storia possa essere intrigata, 12/13 episodi sono un'esagerazione, ed è per questo motivo che io ogni volta che giungo a metà di una stagione collasso e la metto nel dimenticatoio per un paio di mesi prima di riprenderla. Gli episodi centrali sono ripetitivi, lenti, con un unico scopo decorativo che di sicuro vanno ad approfondire la storia delle migliaia di personaggi presenti, ma portano il pubblico all'esasperazione.


Questo Murphy non lo vuole capire, ed il risultato, per quanto riguarda quest'ultima stagione, è che i primi episodi risultano completamente diversi dal quinto in poi; mentre i primi sono stati incaricati di convincere il pubblico del trovarsi davanti a qualcosa di rivoluzionario, anticonformista, sfacciatamente violento e senza regole, appena ci rendiamo conto di come stiano veramente le cose nell'hotel la serie torna quella di sempre, disincantandoci da quell'alone di stupore iniziale che ti fotte e ti incita a guardare il prossimo episodio. Appena torniamo coi piedi per terra, ritroviamo i volti di sempre, il ritmo di sempre, i legami di sempre, e tutto questo o ti piace o non ti piace, senza mezzi termini.
Ciò che posso dire per quella che è stata la mia esperienza è che, a parte gli episodi centrali che ho digerito con molta difficoltà, la trama non mi ha sconvolta, anzi, l'ho trovata anche abbastanza banale e con un happy ending quasi sdolcinato e per niente in stile AHS, soprattutto se comparato con lo scoppiettante inizio.
Una cosa è certa; pare che Murphy voglia fare un po' di selezione nel pubblico. E' una serie sempre meno per gente dallo stomaco delicato, perché, per quanto possa essere finzione, tra le mura di questo hotel maledetto scorrono fiumi di sangue (che quella poveraccia della cameriera deve sempre pulire).


Attori e comparse come se piovessero, non mi basterebbe un intero post per elencare tutto il cast, ma dirò la mia sulla questione forse più discussa dai fans, ovvero la questione Gaga. 
Partendo dal presupposto che non confidavo e tutt'ora non confido nelle doti attoriali della cantante, e tanto meno sono felice dell'uscita di scena di Jessica Lange, c'è da dire che la Contessa sia un personaggio fatto e finito, singolare, altezzoso ed unico proprio grazie alla sua interpretazione. Detto questo aggiungo in tutta sincerità che sarei molto felice se tornasse a fare musica, dato che almeno in quello è davvero brava, anche se purtroppo (o per fortuna) la vedremo ancora di sicuro nella sesta.
Sul resto del cast mi limiterò a dire che vedo in tutti un'enorme crescita, delle new entry che ho adorato, ma, come sempre, l'attore che più mi ha colpita rimane Denis O'Hare, con la sua spettacolare Liz Taylor, l'unica a commuovermi davvero, anche se forse un pochino ipocrita e politically correct ma insomma, non tutto può essere perfetto. 


Proprio oggi, concludendo, è stato svelato il tema della prossima stagione, che ovviamente io non dirò per ovvi motivi di spoier, ma, nonostante il livello sempre più o meno immutato, continuerò a seguirla. Una delle cose davvero positive di questa serie e che mi spinge a continuare è qualcosa che non ho mai trovato nelle serie antologiche, ovvero quel senso di fratellanza, quasi di familiarità che si è stretto tra gli attori, le relazioni che finiscono anche per somigliarsi da una stagione all'altra e che ti stringono il cuore, vanno a formare quell'agrodolce irresistibile.

lunedì 12 settembre 2016

Man in the Dark


A tre ragazzi che tirano avanti con piccoli furti nelle abitazioni giunge la voce che nella casa isolata di un ex militare venga custodito un vero e proprio tesoro in contanti. Pare che l'uomo, il quale ha perso la vista in guerra, abbia ricevuto quei soldi come risarcimento per l'uccisione della figlia in un incidente stradale. Incuriositi dalla semplicità del colpo, i ragazzi non ci pensano due volte e una notte mettono in atto il furto capendo solo troppo tardi che il colpo non sarebbe stato semplice come credevano.

Le premesse non erano certo le migliori. Insomma, alla regia un Fede Alvarez con pochissima esperienza alle spalle, soprattutto per quanto riguarda il format americano, appena famoso per La casa del 2013, nel cast tre attori che appartengono a generi completamente diversi tra loro ma soprattutto dal film del quale stiamo parlando, che è una via di mezzo tra un thriller e un horror. Probabilmente l'unica mezza certezza sulla quale si poteva contare era Stephen Lang del quale conosco molto poco ma quel poco che conosco è stato incisivo, perché, se non fosse stato per lui, avremmo dovuto basarci sul passato di Jane Levy (nata con la serie teen Suburgatory) che perlomeno lavorò proprio in La casa, e di Dylan Minnette che, non a caso, sembra un prodotto Disney, e per certi versi lo è anche.


Insomma, sono andata al cinema un po' scettica, con l'immensa paura di assistere all'ennesima americanata. Ovviamente un po' lo è, ma ciò che posso dirvi è che sono uscita da quella sala abbastanza soddisfatta ed incredula. Non solo gli attori hanno saputo essere all'altezza della situazione, ma hanno anche creato un'atmosfera di tensione molto particolare che mi ha ricordato molto Prisoners, nel quale Minnette ha per altro lavorato, ed anche la regia ha saputo stupirmi, chiedendo un livello più alto della media dei film americani di genere. 
Forse per una questione di marketing (anzi, senza forse) questa poca fiducia che vi riponevo era dettata da un'immagine pubblicitaria inadeguata al livello effettivo del film che poteva tranquillamente sviluppare un'immagine più seria. Ma dal punto di vista commerciale mi rendo conto che Prisoners avesse un'immagine poco appetibile per il pubblico medio della domenica pomeriggio, tan'è vero che ieri la sala era piena per metà.


A tratti disturbante, il film ha la capacità di stravolgere i punti di vista di continuo, è una vera e propria giostra delle emozioni che gioca moltissimo sulle percezioni sensoriali del pubblico, compito non semplice e che denota un'immenso studio da parte del giovanissimo regista. Il coinvolgimento è totale, basta osservare il pubblico in sala al tuo fianco; durante la proiezione di un thriller o di un horror non l'ho mai visto tanto attento e immerso in un silenzio tombale. 
Ed ecco qui che arriva il MA. Non sarò chiara per evitare spoiler, ma come avranno notato in molti, nella scena finale qualcosa stona, e più ci pensi più capisci che molti nodi non vengono al pettine. Questo è un vero peccato, perché se per tutta la durata del film ho pensato che fosse ben curato nei dettagli, proprio alla fine Alvarez è andato a complicarsi la vita, confondendo le idee quando in realtà non ce n'era affatto bisogno ed escludo la scusante di un sequel, sarebbe immorale e completamente sbagliato.
Ma nonostante questo strafalcione finale, devo dire di essermi emozionata e di aver trovato un buon lavoro dietro ad una facciata esterna molto insipida. Alvarez è grezzo, ma promette davvero bene.

sabato 10 settembre 2016

Scream Queens - Prima stagione


Durante la preparazione degli esami e nel bel mezzo delle sessioni, forse per lo stress, vengo sempre presa da uno stato comatoso di noia irreversibile e di immensa pigrizia. Questo vuol dire che il titolo di un qualsiasi film non mi sembra mai abbastanza intrigante per iniziare a guardarlo e finisco per iniziare o finire qualche stramba serie tv.
Questo è stato il caso di Scream Queens, altra serie tv trionfo di Ryan Murphy, e la mia storia con lei inizia a giugno scorso quando, incuriosita dai commenti di amici e colleghi blogger, provai un po' prevenuta a vedere il primo episodio. Il risultato fu che dopo la prima scena, scandalizzata dalla stupidità di quei dialoghi senza senso, ho spento la televisione convinta di non volerla mai guardare. Inutile dire che tornai sui miei passi circa quindici giorni dopo e, sempre non molto convinta e quasi trattenendo il fiato, ho guardato i primi due episodi.
Questo per dirvi che se anche a voi ha fatto questo effetto tutto subito, dovete andare avanti. So che è complicato e vi sembra di perdere tempo, ma giuro che dopo ingrana e ne vale la pena.


Ciò che ho poi capito in seguito, quando finalmente iniziava a prendere forma e si delineavano i personaggi e l'intrigo principale, è che sotto quegli stupidi dialoghi espliciti ed i personaggi stereotipati c'è una spietata critica della società moderna (soprattutto americana) che va dai pregiudizi (vedi i miei per la serie), alla corruzione, all'avidità, alla pazzia, un calderone insomma di ciò che l'uomo ha creato, una società pericolosa dove anche chi ti sta vicino potrebbe essere il traditore.
E' naturale che agli inizi si faccia fatica, ci sono alcuni dialoghi che sono tanto stupidi da strapparti una risata, altre scene che invece ti fanno prudere le mani, ma quando ingrana assume un suo significato, non paragonabile ad altre serie che io abbia visto. Ci si fa l'abitudine a questo nonsense e lì inizia il divertimento.


Diverte, intrattiene, ogni tanto regala qualche saltino sul divano (almeno a me si) e altre volte lascia l'amaro in bocca. 
Però, c'è sempre un però. 
Murphy, anche col mio adorato AHS, ha il difetto enorme di ricamare una tela tanto fitta di intrighi da perdersi persino lui. Di sicuro in questo caso la ricerca dell'assassino e la sua identificazione in qualche modo coinvolgono il pubblico, portandolo a ricredersi più volte dei sospetti che si crea (è tutto programmato), ma dall'altro lato ha il grande difetto di tirare troppo per le lunghe una trama che, anche con lo stesso sviluppo ma con alcuni tagli, avrebbe trovato un esito uguale se non migliore. Che poi è l'unico vero difetto delle sue serie, perché per quanto riguarda scenografia, costumi e personaggi sono sempre tra le migliori e con dei cast superlativi.

Fatto sta che funziona, che ci crediate o no, e chi l'ha vista mi darà ragione. Mette incredibilmente d'accordo persone che appartengono a generi televisivi completamente diversi creando un nuovo tipo di intrattenimento, macabro (che va sempre alla grande), divertente ed ironico. 
Se riesce a prendervi, non vi molla più.
Concludendo, non ho ben capito questo finale dove voglia andare a parare e a cosa dovrebbe servire per una seconda stagione, che comunque sia io aspetto con piacere.


martedì 6 settembre 2016

Stranger Things - Prima stagione


Ci siamo. E' finalmente arrivata.
Non sto parlando del titolo di per sé, perché non ne conoscevo l'esistenza prima di vedere i social impazzire ed un rapido passaparola l'ha portato alla mia attenzione un mesetto fa quando, ovviamente, non avevo modo di vederla. Ma non appena possibile ho accantonato per un attimo la mia scrittrice preferita e qualche giorno fa l'ho iniziata. 
E' andata via come il pane, i suoi otto episodi mi hanno travolta con una forza che mi pareva di aver dimenticato, o che forse non avevo ancora mai provato. E quindi è arrivata, dicevo, la serie tv rivelazione dell'anno, almeno per quanto riguarda il mio piccolo universo.

Siamo ad Hawkins, in Indiana, nel 1983. La realtà è quella monotona e giornaliera di un gruppo di quattro ragazzini e delle loro ordinarie famiglie che però viene stravolta dalla scomparsa di Will, uno di loro. L'intero paese si mobilita quindi nella sua ricerca disperata, e appena la polizia esclude la possibilità di una semplice bravata di un ragazzino, forse misteriose iniziano ad emergere nel paese ed i tre protagonisti, imperterriti, continuano le ricerche del loro amico.


Io, come già detto anche in passato, gli anni '80 non li ho vissuti per ovvie ragioni, perciò non starò qui a farvi lo spiegone di quanta attenzione abbiano prestato per ricostruire minuziosamente l'atmosfera nostalgica di quegli anni (anche se non metto in dubbio che sia così). Molto più semplicemente però posso dire che pur non avendoli vissuti, gli anni '80 rivivono attraverso questi otto episodi (45-50 min l'uno) e già partendo dai primi secondi, e poi dalla sigla a seguire, si percepisce aria di cult. Un cult istantaneo, esplosivo, viscerale, semplice e pulito.
La sua forza sta proprio nella semplicità, una semplicità apparente che però nasconde una lavorazione molto dettagliata e studiata nei minimi dettagli proprio per permettere questa fluidità quasi unica. In nessun'altra serie tv infatti ho mai trovato un così perfetto equilibrio tra gli episodi; non ce n'è uno che si distingue dall'altro per contenuti o per ritmi diversi, tutti sono indispensabili e magnifici. 


Iniziamo dalla sigla; la grafica è ispirata a Richard Greenberg, il grafico che sta dietro i titoli di testa di Alien, La zona morta e Dirty Dancing mentre la musica riprende un bit tipicamente in stile anni '80 (e che ha me non ha caso ha ricordato le canzoni di Cliff Martinez).
Con il suo asso nella manica, ovvero quello di raccontare la storia di ragazzini presi di mira dai bulli a scuola e ossessionati da Dungeons & Dragons, è naturale che arrivare al cuore del pubblico di qualsiasi età sia quasi un gioco da ragazzi, e lo si capisce dalla velocità con la quale ciò avvenga. Non fai nemmeno in tempo a guardare la prima mezz'ora che il suo ritmo incalzante, i personaggi ben costruiti ed il suo piccolo mondo ti hanno già inghiottito. 
Penso che non mi stancherò mai di ripetere che questa serie, più di qualsiasi altra motivazione, ha il mio totale rispetto principalmente per il grande vanto di non aver fatto pesare nemmeno per un secondo il tempo trascorso a guardarla. Il suo è un equilibrio che definirei unico, ma non riuscirei comunque a spiegare a parole quella sensazione di confort che provavo all'inizio di ogni episodio, era come se pensassi "si, torno finalmente nelle loro vite", nemmeno fossi una me tredicenne che guarda i seguiti di Twilight al cinema.
E, per finire, è dovere spendere due parole sul cast. Si assiste al grande ritorno di Winona Ryder (più conosciuta per i ruoli in Beetlejuice ed Edward mani di forbice all'inizio della sua carriera), ma soprattutto sono da segnarsi i nomi di Millie Bobby Brown, Flinn Wolfhard e Gaten Matarazzo, ovvero i protagonisti indiscussi della serie e che hanno sbalordito il mondo intero con delle interpretazioni memorabili.

E' indiscutibile che io stia già aspettando la seconda stagione che è stata da poco confermata per il 2017, anche perché questa prima stagione ci ha lasciati con un sacco di domande e dubbi che il pubblico è impaziente di chiarire.
Per il momento, non trovo nemmeno mezza motivazione per non poterla ritenere una delle serie tv più belle viste fino ad ora.

venerdì 2 settembre 2016

The Witch


Siamo nel 1630 quando una famiglia di contadini provenienti dall'Inghilterra viene cacciata dal proprio villaggio e costretta a vivere isolata in campagna. Le loro vite iniziano a tracollare da quando, un giorno nel campo davanti a casa, il neonato scompare davanti agli occhi della primogenita.

Devo ammettere che aspettavo con molto piacere questo film. L'horror d'autore si sta per me rivelando uno dei generi più freschi e promettenti che ci siano al momento in circolazione oltre che uno dei pochi ancora in grado di farmi provare forti emozioni. 
Questo film sembrava avere un'attrattiva particolare, con una new-entry promettente che è il regista Robert Eggers, al quale adesso Hollywood ha anche affidato il remake di Nosferatu ed una lavorazione lunghissima per la ricerca di un linguaggio simil-inglese antico per metà inventato e una straordinaria scenografia molto dettagliata. Ultima, ma non ultima, la mancanza di effetti speciali, almeno così dice Eggers, anche se io su un paio di punti dubito.


Purtroppo ho dovuto vedere la versione doppiata, ma non metto in dubbio che in questo caso come in pochi altri il doppiaggio rubi qualcosa alla scena. In altre parole, ho trovato tutto molto convincente, la trama secondo me merita una particolare attenzione, PERO' vogliamo parlare dei primi 35 minuti
completamente vuoti? Capisco che la presentazione iniziale debba avere la sua parte, ma Eggers secondo me l'ha esagerata; a parte l'avvenimento principale della scomparsa del bambino, prima di assistere a qualche altro "colpo di scena" bisogna attendere almeno altri 20 minuti in cui, per carità, viene ben inquadrata la famiglia, ma la mia attenzione cala a picco.
Altro aspetto importantissimo è proprio questa, una famiglia tipica dell'Europa del '600 assolutamente devota, a livelli quasi maniacali, a Gesù che però stanca in fretta e questa abbondante mezz'ora iniziale sembra non passare più pur regalandoci un affresco puntiglioso e dettagliato della loro misera vita. E poi c'è l'altro aspetto che ho molto apprezzato, ovvero la tattica di come il diavolo abbia deciso di piombare su questa famiglia e sfasciarla, pezzo dopo pezzo, in un labirinto di indizi senza via d'uscita, portandoli sull'orlo della pazzia pur di raggiungere il suo perfido scopo.


Ecco però che per me finisce qui. Mi è parso un horror completo ma solo per metà, e che per metà raggiunge (con me) il suo intento. 
Prima tra tutte la mancanza di quel pathos che ti lacera dall'interno, viscido e che invece mi aspettavo moltissimo, su di me non ha avuto alcun tipo di coinvolgimento emotivo e me ne dispiaccio. Ho trovato troppo prolisse le intere scene dedicare alla devozione e alla preghiera di questa umile famiglia; era proprio l'intento del regista quello di farci impazzire quanto i suoi attori? Io so solo che alla lunga alcune scene mi hanno davvero annoiata. E poi ancora, alcuni piccoli dettagli che forse sono sfuggiti solo a me e che invece il regista ha voluto lasciare vaghi appositamente, non saprei spiegare nemmeno questo, però mi sembra un po' prematuro gridare al miracolo per quella che si può definire la prima opera di un regista così giovane. 
Ma più di tutto il resto, ciò che mi è davvero mancato sono state le "emozioni forti" di cui parlavo all'inizio del post e che qui, purtroppo, non ho trovato. Non è escluso che gli dia una seconda visione in lingua originale, di sicuro mi sono lasciata scappare qualcosa ed il film non è riuscito a raggiungermi, almeno spero perché per il momento a me è sembrato semplicemente un buon inizio, un assaggio di un buon cinema che per me deve ancora farsi.

venerdì 19 agosto 2016

Suicide Squad


L'atteggiamento mediatico per Suicide Squad è stato un continuo dilagarsi di immagini colorate, sempre più colorate, quasi caramellose, nei mesi che lo hanno preceduto. Questo ha, come sempre, incuriosito moltissime persone, me compresa, tanto che, dopo i due film precedenti della DC Comics su Batman e su Superman che ho trovato abbastanza insipidi e confusi, non sapevo bene per quale motivo mi trovassi in quella sala ieri notte. Fatto sta che c'ero, non con molte pretese, magari un po' speranzosa, lo ammetto, e quello che ho imparato alla fine del film è che d'ora in poi non dovrò più andare al cinema a vedere film della DC carica di speranza in un qualche risollevamento, questo film me l'ha confermato; pur avendo un potenziale molto alto, quasi ai livelli di Marvel (ma forse anche più alto), DC lo utilizza al 10% sembrando il suo fratello stupido.

La trama è un ridicolo pretesto per presentarci la classica squadra sgangherata e un po' improvvisata di metaumani (questa volta cattivi) che, non avendo altra scelta, decidono di accettare un lavoro per il governo capeggiato dalla cazzutissima Amanda Waller. Dovranno infatti impedire la riuscita del piano malefico della strega Incantatrice, che è riuscita a prendere il sopravvento sul corpo umano ospitante.


Non so bene da che punto iniziare dato che le cose da dire sono moltissime, ma penso sia un buon punto di partenza spiegarvi la sensazione di estrema incazzatura che ho provato quando ho capito dai primi venti minuti del film che era stato ripetuto per l'ennesima volta lo stesso errore; esattamente come in Dawn of Justice la regia è veramente pietosa ed è evidente come questo sia un difetto ormai ricorrente nei loro film. La sensazione che ho provato è stata quella di vedere un film scaturito da molte idee di ripresa e montaggio tutte abbozzate insieme, di un lavoro a più mani quindi (non a caso uno dei produttori esecutivi è Zack Snyder) che lo hanno reso ai miei occhi confuso e di pessima qualità. 
La trama non è commentabile, siamo abituati alla noia ad un tipo di trama molto banale e prevedibile, classica dei film sui supereroi, ma il minimo sarebbe proprio raccontarla in modo discorsivo e lineare, mentre soprattutto la prima metà è talmente ricca di idee da farlo sembrare un'accozzaglia di varie scene prese qua e là. 
Al limite della derisione poi sono queste canzoni popolarissime e molto amate messe un po' alla carlona per tutta la durata del film la cui funzione di convincere il pubblico nella maggior parte dei casi funziona anche, ma non fa altro che accreditare la mia idea secondo la quale questo film sia molto fumo e poco arrosto, per non parlare della sceneggiatura quasi ai livelli del quarto Transformers, a dir poco demenziale e patetica.


Hanno puntato tutto sui personaggi, o meglio, su questo miscuglio eterogeneo di mille personaggi la cui presentazione poteva anche sembrare interessante e simpatica, con questa grafica molto pop, peccato che siano riusciti ad incasinarsi anche in questo. Tanto per iniziare c'è un divario quasi impressionante tra le presentazioni dei protagonisti principali e quelli secondari, ma comunque molto presenti nel film, ma soprattutto ho trovato fuori misura lo spazio che hanno dedicato a Deadshot (il personaggio di Will Smith), da sempre presentatoci come personaggio Decisamente secondario durante i mesi di pubblicità, in confronto allo spazio dedicato al tanto contestato Joker di Jared Leto, che poretto, si sarà pure preparato il personaggio nei minimi dettagli ma a lui sono stati dedicati al massimo dieci minuti totali di apparizione su due ore e dieci di film. Una cosa inconcepibile se pensiamo a quanto ce l'hanno menata con il suo personaggio per un anno intero, per poi vedere le stesse identiche immagini che sono apparse sul web prima dell'uscita del film, praticamente le immagini inedite riguardanti il Joker sono una massimo due, mentre le altre le conosciamo già benissimo. Per questo motivo trovo anche molto complicato esprimere un giudizio sul suo Joker, c'è troppo poco materiale per avere un'opinione, e a mio avviso chi si è schierato lo era già prima di vedere il film e quindi è di parte, magari mosso da qualche rancore nei confronti del Joker inimitabile di Ledger.


Unica nota positiva per me è stata una grandissima Margot Robbie che ha saputo finalmente calarsi nella parte senza riserve e regalandoci una Harley Quinn davvero pazzesca, non potevamo aspettarci di meglio. E' lei, dal mio punto di vista, la vera star, l'unica a portare un po' di tenerezza a questo film se no freddo come il ghiaccio, paralizzato da una regia ai limiti della decenza. 
Quindi sono uscita dalla sala con un disgusto generale (non fatemi parlare della scelta di mettere la scena dopo i titoli di coda, vi prego, potrei diventare cattiva) ma con il cuore pieno di commozione per l'unica vittoria di questo filmetto, ovvero la storia d'amore morboso tra Harley Quinn ed il Joker, che personalmente non conoscevo e che ho trovato davvero romantica e al contempo straziante.
Ma, smancerie a parte, il film mantiene se non altro una forte carica visiva con un'alternanza piacevole di colori accecanti/ fluo e scene molto scure e cupe. Per tutto il resto, almeno nella versione (a quanto pare tagliata male) che hanno dato nelle sale, sarebbe da prendere e buttare via così com'è. Ripongo qualche speranza forse nella versione integrale possibilmente in lingua originale che magari si rivelerà un po' più fluida, non saprei, a questo punto qualsiasi cosa potrebbe migliorarlo. 
Di certo la DC da oggi per me ha perso ulteriori punti. Negli anni ha deciso ingiustificatamente di voler copiare la Marvel e perdere quel poco di personale che aveva, diventando banale e ridondante.

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